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Alla faccia dei teorici del picco (a cui di solito riservo tutto il mio personale disprezzo) la produzione di petrolio è al suo massimo assoluto. Secondo alcune rilevazioni indipendenti, la produzione attuale si attesta sui 91 milioni di barili di petrolio al giorno e non è mai stata così alta.
Questo spiega, in effetti, anche il fatto che da marzo il prezzo del petrolio sia sceso del 30%. Cosa spinge i paesi produttori a pompare così tanto in un contesto così negativo per l'economia mondiale? Le risposte potrebbero essere molte, ma alcuni osservatori indipendenti fanno notare da sempre che l'età della pietra non è finita per mancanza di pietre e che, probabilmente, potremmo avviarci alla fine dell'età del petrolio per la nascita di nuove tecnologie energetiche più efficienti, sicure e ecologicamente corrette (almeno all'apparenza).
Questo starebbe spingendo i paesi produttori ad incrementare al massimo la loro produzione, per monetizzare quanto più possibile in questi ultimi anni dell'era petrolifera.
Sarà questa la spiegazione? Oppure semplicemente i paesi produttori si sono accorti di aver tirato troppo la corda nell'ultimo decennio e che, proprio con il loro comportamento avido, stavano spingendo l'Occidente a puntare decisamente sulle energie rinnovabili, ponendo così fine all'era del petrolio. Adesso stanno provando a rendere anti economiche le rinnovabili facendo costare di meno il petrolio, ma allora i ribassi dovrebbero essere molto più sostenuti...