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30 giugno 2014 1 30 /06 /giugno /2014 14:12

 

 

Il consolidarsi delle tensioni in Iraq ha spinto nuovamente al rialzo il prezzo del petrolio, che ha toccato i massimi da nove mesi. Dopo che i sunniti hanno preso il controllo di tre città (Rawa, Ana e Rutba), sul mercato di Londra il greggio è aumentato di 15 centesimi di dollaro rispetto alla chiusura della scorsa settimana ed il barile di Brent ha raggiunto quota 114,96 dollari, toccando i massimi a 115,66 dollari.

 

Le tensioni geopolitiche in Iraq preoccupano i mercati per gli effetti negativi sulla produzione del greggio in Iraq, che secondo i dati attuali si aggirano intorno ai 2,6 milioni di barili al giorno.

A New York il barile di West Texas Intermediate (Wti) è stato registrato in rialzo di 19 centesimi, a quota 107,02 dollari a fronte dei 106,83 dollari al barile registrati nell'ultima chiusura.

 

La situazione in Iraq desta una preoccupazione crescente in quanto è evidente l'incapacità dell'esercito iracheno di contrastare efficacemente i ribelli, con i rialzi del Brent che hanno registrato incrementi di una intensità similare a quanto già rilevato durante l'estate del 2013, quando si profilavano all'orizzonte gli attacchi militari contro la Siria.

 

Ne consegue che lo spread tra Brent e Wti si è ulteriormente allargato, a seguito dell'ormai prolungato periodo di instabilità che si registra in tutto il Medio Oriente.

Gli analisti sono concordi nel sostenere che un blocco delle forniture, in qualsiasi località, obbligherebbe l'Arabia Saudita ad aumentare la produzione, arrivando a toccare i livelli massimi che si sono registrati nel corso degli ultimi 30 anni.

 

Per quanto riguarda le stime, nel secondo semestre dell'anno il Brent dovrebbe arrivare a toccare quota 120 dollari al barile, mentre il Wti dovrebbe raggiungere il suo massimo nel corso del terzo trimestre. Lo spread Wti-Brent infatti proprio nel terzo trimestre dell'anno, dovrebbe attestarsi intorno ai 7 dollari al barile, ma in alcune periodi tale differenziale potrebbe anche risultare annullato. Nell'ultimo trimestre del 2014 il Brent comunque dovrebbe performare meglio del Wti ed il differenziale Wti-Brent potrebbe anche allargarsi fino a ben 13 dollari.

 

Tuttavia gli economisti sono convinti nel sostenere che soltanto nel caso in cui il Brent oltrepassasse la soglia dei 140 dollari al barile, si registrerebbero pesanti ripercussioni per l'economia globale. Per adesso si rileva un livello molto lontano da tali valori, ma in ogni caso il prezzo del petrolio andrà monitorato con particolare attenzione nel corso dell'anno.

 

Occorre comunque sottolineare che i fatti iracheni avvengono dopo una fase in cui i mercati hanno già risentito di tensioni geopolitiche in altri territori stretegici come la Libia e l'Ucraina, e tra gli effetti più tangibili a breve, l'incremento dei prezzi dei carburanti proprio in corrispondenza della stagione estiva.

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